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Body-Building
Nicole_fvr
"Il
mondo è indistinto (blur), tra virtualità e realtà, tra
Terminator, Matrix e mia nonna casalinga."
François Roche
Partiamo
dalla fine. La tecnologia è parte della quotidianità. Ora facciamo
un passo avanti. Prendiamo da un vocabolario dei sinonimi e contrari
parole come artificiale, reale, sintetico, virtuale, digitale,
naturale, e troviamone il contrario. Potremmo formulare una serie
infinita di duelli, tanto cari alla tradizione architettonica, ma non
ci troviamo più in un momento di contrapposizioni. Noi crediamo
nella possibilità di lavorare nel mezzo, o meglio, crediamo che tra
le coppie di opposti si formi un vero e proprio ambito di
riflessione. Questo porta a rielaborare la logica di relazione
tra le parole stesse e soprattutto permette di strappare 'l'etichetta'
che produce più fraintendimenti che altro, come la cosiddetta
architettura 'digitale' o architettura 'virtuale', come preferite!
L'incertezza, in cui le nuove tecnologie ci hanno precipitato nostro
malgrado, è sempre più al centro della discussione ed è proprio
attraverso il nostro lavoro di ricerca e vita quotidiana che
possiamo e dobbiamo riflettere attentamente su come questa parete di
tecnologia ed informazione ci stia circondando negli spazi della
città infinita.
David Cronenberg, regista canadese, nel suo ultimo film eXistenZ del
1999, supera la visione futuristica della città verticale, per anni
bersaglio prediletto della fantascienza, ridando valore agli spazi
rurali e naturali del paesaggio contemporaneo, rivalutando gli
aspetti della località. Supera l'idea della tecnologia artificiale
ipotizzando hardware organici, dimostrando l'incertezza e l'ambiguità
della condizione contemporanea, tra realtà e virtualità,
capovolgendo infine tutto presentando un movimento rivoluzionario di
'realisti' pronti ad uccidere per la propria causa no-virtual.
Robert Gligorov, artista macedone, nei suoi autoritratti modifica la
sua pelle trasformandola una volta in pelle di pollo, una volta in
buccia di arancia. Il corpo diventa così il primo soggetto della
sperimentazione, il primo a risentire della tecnologia, delle
ricerche scientifiche, dei processi di clonazione e mutazione.
Il cinema come l'arte e la filosofia, da tempo ci vogliono far
riflettere.
E l'architettura?
Può il paesaggio contemporaneo non risentire di questi fenomeni? Può
l'architettura rimanere un elemento astratto che si inserisce in un
contesto generico senza innescare nessun processo di scambio?
La domanda è retorica.
La superficie, attraverso la tecnologia, l'uso del computer,
attraverso lo spazio infinito delle interfacce, nei software di
modellazione, animazione e fotoritocco, viene letta come continua,
luogo o più precisamente corpo su cui lavorare.
Il paesaggio è proprio il corpo in questione che, tornato alla
realtà dopo un processo di rilettura, saturo di strutture pronte ad
essere rigettate, necessita di un'intima riappropriazione. Ecologia
di una mutazione atta a preservare il suolo, una nuova risorsa in
via di estinzione nella società contemporanea. Il concetto di suolo
non si limita a quello naturale più comunemente inteso, ma
sottoposto ad un processo di ibridazione tra geografia e città, si
amplifica creando un paesaggio di ordine superiore: una mappatura
tridimensionale in continuo divenire.
Così il rapporto tra il corpo e lo spazio, il paesaggio,
l'edificio, la struttura, non si limita solo alla relazione che il
primo instaura attraverso la percezione e l'immersione nei vari
soggetti di volta in volta presi in esame, ma si modifica in un
incessante 'loop', un continuo andare e venire, dove l'intero
elemento in continuità spaziale e concettuale con il contesto che
lo assorbe, diventa anch'esso corpo, con la sua pelle, i suoi organi
ed i suoi apparati nervosi.
Strutture pronte ad instaurare uno scambio di informazioni, non solo
di bit e dati, ma di sensazioni, profumi, strategie, processi, idee.
Come la Fiction e gli effetti speciali tendono ad assorbire quella
fantasia distorta di un hyper-realtà, così la tecnologia può
riportare per alcuni aspetti, marginali ma concettualmente profondi,
ad un hyper-localismo, necessario per poter trarre dal luogo le
informazioni da elaborare, interpretare, ibridare e modificare.
Questo processo presuppone un allontanamento dal concetto di
astrazione, per poi tuffarsi in un atteggiamento inclusivista.
Ed ora nuovamente nel reale portiamo con noi tutte le scoperte
collezionate lungo il viaggio. Coscienti di dover arrivare ad un
inevitabile scontro con la discontinuità materica. La sfida si
riapre nuovamente.
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alle immagini dell'installazione.
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