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Tratto dalle
news di architecture.it:
23/09/2002 12:05
Zerouno e archivioZero allo IUAV *****
Italia Venezia
data apertura: 04/10/2002 data chiusura: 17/10/2002
Si inaugura a Venezia, presso la sede IUAV all’ ex-cotonificio di S.
Marta, la mostra di architettura Zerouno. L’evento sarà occasione
per la presentazione ufficiale di archivioZero, raccolta di progetti
di studenti IUAV e laureati al di sotto dei trenta anni di età che
abbiano ricevuto premi o speciali menzioni al di fuori del loro
percorso accademico. La mostra, promossa da archivioZero e da SdS
(Senato degli Studenti), in collaborazione con la rivista digitale
di architettura arch’it, è inserita nel progamma delle celebrazioni
per il 75° anniversario dell’Ateneo e presenta una selezione di
opere del neo istituito archivio.
>> il sito ufficiale
>>
maggiori informazioni
>> la comunicazione nel sito IUAV
>> tomA2, il gruppo di
progettazione dei curatori
Venezia altrove
Scritto redatto da Collaboratorio in occasione dell'inaugurazione di
Zerouno e archivioZero e pubblicato nel Giornale
IUAV
Scrivere sui giovani quasi architetti veneziani. Compito arduo. Lo
sono stato anch’io, fino a poco fa. I migliori, come quelli che
organizzano questa entusiasmante iniziativa, si laureano tardi,
troppo tardi rispetto alla media europea. Continuano a riflettere a
lungo sul senso dei metodi compositivi, straordinari nella loro
capacità di trasmettere certezze, che alcuni corsi di progettazione
hanno saputo offrire: Aldo Rossi, Gino Valle, Vittorio Gregotti,
Franco Purini, ma anche tanti altri nomi meno noti, ma non per
questo meno educativamente influenti. Qualche studente ha assistito
perfino alle lezioni di Manfredo Tafuri, o le ha viste
videoproiettate: un intero capitolo della storia dell’architettura
italiana sotto i loro occhi, nelle loro mani. Mai così bastevoli.
I giovani si sa, sono sempre così liberi, così puri, che non si
accontentano di come le cose vengono loro raccontate. Guardano
sempre anche altrove, vogliono confrontare. Questa nuova generazione
emergente ha assistito in prima persona alla nascita di grandi e
profonde rivoluzioni architettoniche: al decostruttivismo, assoluta
strabiliante ed inattesa sorpresa, al digitale, strumento che hanno
praticato fin dai loro primi schizzi, virtuali, alle nuove correnti
eco-costruttive, di utilizzo consapevole di una sostenibilità
ecologica che l’architettura pone, alla frantumazione totale del
piano regolatore generale, per una nuova inedita concezione
dell’essere città, del suo diventare landscape ed insieme nonluogo.
Hanno assorbito sulla loro pelle che cosa significhi metropoli, che
cosa Delirious New York, che cosa possa voler dire interattività in
architettura. E non se ne sono stati fermi. Perfino a Venezia. Hanno
combattuto a lungo, per vincere pregiudizi, per abbattere desideri
reazionari, per affermare che qualcosa nel panorama architettonico
stava accadendo e, nel caso dei veneziani, che volevano esserne
protagonisti, così come era stato nei gloriosi anni passati.
Questa iniziativa sembra determinare una svolta. I progetti che
vengono archiviati qui, non a caso in maniera digitale, esprimono un
desiderio e desiderio significa assenza di una stella, de-sidereo. È
propriamente una stella quella che loro cercano, la stessa stella
che gli antichi cretesi segnavano al centro del labirinto, là dove
se ne sta in attesa il Minotauro, la Bestia da uccidere. La stella
che guida. Stella in gran parte intravista dalla maggior parte dei
gruppi presenti in questo fenomenale archivio.
Conosco personalmente molti dei futuri architetti presenti
nell’archivio (non vale fare nomi), tutti architetti ancora prima di
laurearsi. Saranno coloro che terranno alta la bandiera leonina
della scuola veneziana: hanno saputo integrare i rispettabilissimi
insegnamenti ricevuti con le nuove idee, i nuovi concetti, i nuovi
strumenti, che da altre scuole provenivano. Senza inibizioni hanno
saputo incominciare ai propri progetti guardando anche a pensieri,
talvolta a mode tuttavia, che da altrove provenivano. Ma senza
tradire, nel profondo, quello che l’Istituto Universitario di
Architettura di Venezia sapeva loro trasmettere, con così grande
sicurezza, con tale inopinabile capacità di controllo della
complessità. Echi formali e filosofici della scuola veneziana sono
ancora presenti, e sempre lo saranno, nei loro progetti; questo è un
bene, perché è importante che in un momento di reale globalizzazione
le specificità vengano orgogliosamente mantenute.
Questi architetti li troverete in rete, in Internet, prima che su
Casabella, Domus e le altre patinate riviste. Si muovono come draghi
nella rete. Si sanno segnalare, sano abbagliare con immagini e
rendering che nessuno dei loro Professori sarebbe riuscito a
concepire. Ma non è solo parvenza vana: dietro alle fascinose
rappresentazioni architettoniche ci sta molto altro. Ci sta un
sentire comune, che li accomuna agli altri italiani, agli altri
olandesi, francesi, agli altri americani. Formano un gruppo
compatto, fondato su sentimenti comuni, che si sta imponendo anche
in concorsi internazionali e che non lascerà scampo alla
trasformazione. Venezia, la città dei senza patria, il centro della
mediterraneità, intesa come terra in mezzo ai mari che separano la
cultura occidentale da quella orientale (come Boeri, che
stupefacentemente insegna ora in questa Università, ha saputo dire
per primo), può essere davvero il luogo da cui può partire una
rinnovata linfa per l’architettura nazionale. Abbiamo molto da dire,
come già i progetti di questo archivio accennano. Abbiamo la Storia.
Una svolta dunque. Dove ci porterà? Non esistono costrutti
gnoseologici per farci stare tranquilli, non lo sappiamo. La cosa
certa è che qualcosa, qualche scarto formale, qualche nuova
intuizione architettonica e sociale ci sta portando
architettonicamente un passetto più avanti. Ammesso che l’evoluzione
sia ancora possibile. Un’architettura che si fa sempre meno
interessata all’aspetto razionalmente formale si avvicina maestosa.
Un ritorno, tuttavia, alla caverna, al feto, alla forma sinuosamente
ammiccante. Qualcosa che violenta la cartesianità del Bauhaus, che
sprofonda il muro in mille incertezze, nella consapevolezza,
difficile da comprendere, che non è la forma che ci interessa. Un
fare progettuale, che anche grazie ai software, novelli tecnigrafi,
ci porta in territori inesplorati, in jungle, lune, deserti. Hic
sunt leones.
Torrente in piena questi giovani. Qualcuno si perderà, perché avrà
un figlio, perché vorrà fare subito, giustamente, dei soldi. Ma
altri rimarranno. Questi ripeteranno incessantemente di aver
assistito ad un mutamento, ad una rivoluzione; solo secondariamente
architettonica. Saranno i testimoni di un cambiamento, formale, ma
soprattutto ideologico. Hanno letto Derrida, Deleuze e Guattari,
Gibson, Mitchell, Virilio, Negroponte, Banham, Augé, Prestinenza
Puglisi, Rella; ma conoscono anche Loos, Le Corbusier, Tafuri, Zevi,
Gropius, Giedion. Stravedono per Archigram, Superstudio, Archizoom,
solo ora tecnologicamente rispolverati. Situazionisti, nell’essere
uomini prima che nell’essere architetti. Coltivano in segreto una
cultura architettonica trasmessagli attraverso le riviste, le
Biennali, le mostre internazionali, i siti Internet, i rari libri
davvero scardinanti. Questi giovani architetti saranno multi-etnici,
trans-disciplinari, cyber.
Ecco. Ci restano pochi caratteri, dei seimila a noi concessi, per
dire quanto questa iniziativa sia lodevole. In Internet la notizia è
stata data così: “Nell'ambito delle manifestazioni che celebrano il
75° anniversario dell'Ateneo di architettura veneziano, nasce
l'iniziativa Zerouno, progetti di studenti IUAV premiati in concorsi
di architettura. Insieme alla mostra che espone i lavori
extra-didattici svolti dagli studenti nel corso della carriera
universitaria, aperta dal 4 al 17 ottobre, viene inaugurato
archivioZero, una raccolta di materiali in formato digitale che
consentirà il continuo aggiornamento dell'attività concorsuale dei
progettisti non ancora laureati o neolaureati. In ARCH'IT mostre.”
Una notizia tra le altre, ma di cui solo chi ha studiato a Venezia
può capire l’importanza. L’augurio che ci diamo è che questa
iniziativa continui, che questo evento non costituisca retoricamente
una meta ma un inizio. La speranza è che chi sta guidando questo
archivio di giovani progetti digitali rimanga aperto alle nuove
istanze emergenti, che capisca, come altre volte non è successo, la
portata di tale progetto, assolutamente unico in Italia.
Io credo nell’attesa.
Venezia 30 Settembre 2002
Furio Barzon,
furio@architecture.it
PS Nei giorni in cui veniva allestita la presente mostra
l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia veniva occupato
dagli studenti e lo sarà anche nel giorno dell'inaugurazione.
Nell'area comunità di architecture.it è stato aperto un forum di
discussione per consentire il confronto tra gli studenti IUAV. Ogni
libero contributo sarà ben accolto.
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clicca qui per accedere al forum
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