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Il mito

Per sedurre la giovane e bella Europa, che giocava sulle spiagge di Sidone, Zeus si trasformò in un magnifico toro che, nuotando vigorosamente, portò la preda consenziente nell'isola di Creta. Dagli amplessi con il dio, Europa ebbe tre figli, di cui uno, Minosse, divenne re dell'isola.
In memoria della nascita meravigliosa, Minosse venerava particolarmente i tori. Mentre onorava Poseidone promise di sacrificargli il toro che il dio marino avesse fatto nuovamente sorgere dalle onde. Ma l'animale, che apparve d'improvviso sulla spiaggia, era talmente bello che Minosse non seppe decidersi ad ucciderlo, negando così la sua promessa. Allora Poseidone rese furioso l'animale che devastò tutto il paese. Gli uomini lo temevano e fu proprio mentre lo inseguivano e lo combattevano che furono inventati i giochi tauromachici.
Tuttavia, la stessa moglie di Minosse, Pasifae, subendo, forse di riflesso, l'antica passione di Europa, iniziò a nutrire per il maestoso toro una violentissima colpevole passione. Allora la regina chiese a Dedalo di costruire un'effigie di giovenca talmente perfetta da ingannarlo. Da quell'unione nacque il Minotauro, mostro dal corpo umano, sormontato da un'enorme testa di toro che minacciava la pace ed il benessere del regno. 
Minosse chiamò allora un abile architetto, Dedalo, e gli ordinò di costruire un palazzo sotterraneo: doveva essere un inestricabile susseguirsi di camere, corridoi, sale, finti ingressi e finte porte, un luogo dove perdersi e da cui fosse impossibile uscire. Lì il re avrebbe rinchiuso il Minotauro, suo figlio. Per nutrire il mostro che si cibava di carne umana, Minosse si faceva inviare ogni anno dalla città di Atene, come tributo di sottomissione per aver perso la guerra, 7 fanciulli e 7 fanciulle.
Un giorno Teseo, figlio di Egeo re di Atene, decise di porre fine al terribile tributo; si mescolò ai giovani inviati a Minosse con l'intento di raggiungere il Minotauro e di ucciderlo. Se l'impresa fosse riuscita, al ritorno la nave su cui viaggiava avrebbe innalzato le vele bianche, altrimenti sarebbero state lasciate le vele nere issate alla partenza, in segno di lutto per le giovani vittime sacrificate.
Giunto a Creta, Teseo ottenne l'aiuto della bella Arianna, figlia di Minosse, che si era innamorata dell'eroe ateniese. Arianna introdusse Teseo nel labirinto e per ritrovare la strada da percorrere, legò il capo di un gomitolo di lana all'ingresso del palazzo, svolgendolo poi via via lungo il cammino. Guidato da Arianna, Teseo riuscì a raggiungere il Minotauro, lo affrontò e lo uccise poi, seguendo il filo, i due riuscirono a ritrovare la via d'uscita e tornarono insieme ad Atene. Ma sulla via del ritorno dimenticarono di sostituire le vele nere così Egeo, che attendeva il ritorno del figlio dall'alto delle mura, scorgendo quel segno di sventura, disperato, si uccise gettandosi in quel mare che da lui prese il nome.

 

 
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